Tratto da una Nota del Libro “L’Arte e la Scienza del Qi Gong” di Kenneth S. Cohen, Erga Edizioni.
Quali sono allora i gradi, i livelli di apprendimento del qigong?
Vorrei qui ringraziare il mio amico e maestro di qigong, Paul Gallagher, ed il suo maestro, T. T. Liang, per aver ideato questa ingegnosa gerarchia.
Livello 1: Grande Esperto
Dopo un certo numero di mesi di qigong, gli allievi provano talmente tanti miglioramenti a livello sia fisico che mentale che c’e il rischio che si montino la testa. Sanno poco ma credono di aver già imparato tanto: un atteggiamento comprensibile e perdonabile; dopo tutto la nostra società dice cosi poco delle enormi capacita a portata dell’uomo.
Gli allievi, a questo punto, non hanno ancora realizzato di aver soltanto compiuto i primi passi, che c’e ancora cosi tanto da imparare.
Livello 2: Salame
L’allievo ha finalmente imparato le prime tecniche di qigong: può così praticare da solo e farsi vedere da amici e parenti; se sono ignoranti sul qigong almeno quanto lui, rimarranno affascinati dal carattere esoterico della novità, e diranno cose del tipo ”incredibile! Probabilmente sta usando il 15% delle capacita del suo cervello, anziché il 10 come le persone comuni!"
Non c’e nulla di cui vantarsi, sei ancora un Salame!
Livello 3: Testa Vuota
La Testa Vuota capisce: "Ho ancora molto da imparare".
Come Socrate, ora sa di non sapere, e si imbarazza pensando alle arie che si dava prima.
C’è un famoso detto cinese al riguardo: "Per quanto a lungo riesca a vivere e per quanto io studi, ci saranno sempre nuove cose da imparare". Scoprire le profondità della filosofia e della pratica del qigong eccita e allo stesso tempo fa acquisire più calma; man mano che vi avvicinate alla salute ed alla sapienza perfette, esse recedono sempre più in lontananza.
Se credete di esservi non ci siete; ma se realizzate di non essere mai arrivati, allora avete capito!
Livello 4: Nulla di Particolare
A livello fisico, lo scopo del qigong ai comprendere la tecnica ed i principi.
Sul lato spirituale, l’obiettivo è invece di coltivare un pro fondo senso di appartenenza all’universo, l’unione con il Soffio della Vita (”il Qi Originario del Cielo e della Terra").
Il qigong non e nulla di speciale, e allo stesso tempo e qualcosa di molto speciale.
Esisto, respiro. Cosa può esserci di più naturale e allo stesso tempo più denso di significato?
Il qigong ai una via, un Tao, per comprendere il mistero e la bellezza che si nascondono nel quotidiano.
Purtroppo in Cina il qigong e ancora oggi considerato come una disciplina che conferisce poteri particolari. Maghi e "maestri di qigong" fanno dimostrazioni in cui piegano sbarre d’acciaio premendole contro la gola, rompono blocchi di pietra con la testa, spingono oggetti senza toccarli.
Ne ho conosciuto uno che si vantava di poter allontanare le nuvole, ma solo "nelle giuste condizioni", condizioni che si presentavano una volta su cento tentativi circa.
Questi sono solo degli show, che sviano l’attenzione dal vero scopo del qigong: arricchire la nostra vita.
Cosa c’e di più magico di riuscire a guarire una ferita o una malattia?
Il nostro corpo resta sempre il mistero più grande di tutti.
Un grande esperto di religione cinese, John Blofeld, disse:
”Certo, il qigong allena certi poteri: invisibilità — essere in una folla e non farsi notare; Viaggio Astrale — comprendere che il vero Io e ovunque; Levitazione — sapersi prendere alla leggera"?
Siamo quindi passati da Grande Esperto a Salame, a Testa Vuota, fino a Nulla di Particolare.
Alla fine, la complessità del qigong si tramuta in un mezzo per recuperare semplicità ed innocenza. Prendiamo maggiore coscienza delle domande che la vita ci pone, ma cessiamo di ritenere l’intelletto capace di dare tutte le risposte.
Il mio amico Paul Gallagher rimase affascinato da alcune delle storie che gli avevo raccontato su maestri di qigong che avevano sviluppato la capacità di resistere a pugni e a calci senza venirne feriti.
Quando chiese di questi poteri al suo insegnante, il maestro Liang, questi lo guardo con uno sguardo serio e penetrante, e disse: "Sì, Paul, se ne hai uno, ne hai molti". Ripeté: "Se ne hai uno, ne hai molti. Cos’e?"
Paul riflette a lungo su questa domanda, che sicuramente celava l’essenza dei poteri del qi.
Probabilmente il maestro Liang si riferiva all’uno e ai mille, all’unita nella diversità, alla complessità dei meridiani, all’unita del dan tian.
O era forse un’altra la risposta alla sua domanda?
Disse quindi "Non so rispondere, maestro. Cos’e?"
E il maestro rispose: "Scarafaggi, sono gli scarafaggi. Non farti troppe domande, Paul; allenati".
19 novembre 2010
Cintura Nera in Qi Gong? Non Proprio
05 novembre 2010
esercizi corpo mente
Per scaricare formato pdf clicca qui: esercizi corpo mente (secondo livello)
la sequenza breve
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in formato mp3 (cartella zip)
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27 ottobre 2010
I TRE LIVELLI
Per il Taoismo l'esistenza si può dividere in tre livelli: Sopravvivenza - Interrelazione - differenzazione.
Nel primo livello "la sopravvivenza", riguardano alcune funzioni base, che sono anche il prerequisito affinchè si possa parlare di vita: respirare, digerire (che riguarda tutta la sua funzione mangiare, bere assimilare evacuare) e riprodursi.
Il respiro è la prima funzione che si attiva con la nascita.
Rinnovare il proprio respiro vuol dire rinnovare l'intenzione a vivere, ad esso ed al polmone che lo governa è associato l'aspetto individuale dell'anima (PO) che è quello che vuol vivere, che vuole ina forma in cui incarnarsi e radicarsi.
L'altro bisogno è il cibo e l'acqua, il nutrirsi, la capacità di prendere dal mondo esterno, trasformarlo, elaborarlo affinchè diventi qualcosa di nutrienete ed eliminare (evacuare) ciò che non serve.
E per finire la riproduzione.
Il secondo livello riguarda l'interrelazione ovvero il relazionarci con chi ci sta intorno, ad interagire, di muoverci nel mondo per conoscerlo.
Questo è il livello dello scambio dell'incontro ma inevitabilmente anche dello scontro; è il livello in cui il conflitto si manifesta, perchè muovendoci nel mondo scopriamo cose che ci piacciono e cose che non ci piacciono, scopriamo cosa vogliamo e cosa no, e che spesso non otteniamo quello che desideriamo, ovvero facciamo esperienza del mondo, adattandoci ad esso o lo adattiamo alle nostre esigenze.
In questo livello non c'è solo l'Io che si afferma volendo esistere, ma l'Io che si rapporta con altri Io, stabilendo relazioni significative con loro.
Il livello di sopravvivenza ci consente di attingere dalle risorse fisiche ed energetiche per relazionarci con il mondo; con il secondo livello la relazione ha avuto luogo e si è creata l'esperienza; con il terzo livello questa esperienza viene elaborata, valutata e considerata.
Questa elaborazione non è solo un processo mentale ma anche un atto di consapevolezza che in MTC è il risultato di più aspetti che coinvolgono le strutture dell'individuo a tutti i livelli.
Attraverso l'esperienza abbiamo imparato qualcosa e questo ci ha cambiato, rendendoci una persona diversa;
questo non avviene sempre perchè l'esperienza deve essere consapevole ed a volte quando non lo siamo, l'esperienza tende a ripetersi, anche se in modo diverso e modalità diverse, tendono a riprodurre gli stessi schemi comportamentali.
Quindi, è quando comprendiamo qualcosa non solo mentalmente ma anche a livello cellulare, la vita ci prospetterà altre esperienze, perchè abbiamo compiuto una delle tappe del nostro curriculum che ci era stato prospettato e che abbiamo accettato di vivere.
A livello fisico questi livelli sono collocati ed associati:
- il primo "la sopravvivenza" nella parte bassa del tronco, dan tien inferiore;
- il secondo "la relazione", nel torace, dan tien medio;
- il terzo "la differenziazione, nella testa, dan tien superiore.
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